Dopo circa 16 anni (!) dal 1° post di questo blog e (soprattutto) complice un economico ritrovamento di un kit di montaggio su una bancarella della celebre Mostra Scambio di Imola, ho deciso di intraprendere un lunghissimo "viaggio" nel mondo del modellismo statico e dopo il primo modellino - recentemente completato - racconterò le tappe più significative di questa vera e propria impresa con tutte le gioie e gli immancabili dolori. Essendo il primo modellino in scala che completo, i puristi spero mi perdoneranno qualche imprecisione...
Prima di entrare nel vivo delle tappe che hanno portato alla realizzazione di questa Yamaha in scala 1:12 credo sia importante soffermarsi su diversi "punti" che un lavoro di questo tipo necessita.
- Prima di acquistare il kit ho letto tanto materiale sia sui forum che su carta (consiglio il recente Di Brutto Montami: veramente ben scritto e utilissimo per chi si sta avvicinando al mondo del modellismo statico) e soprattutto osservato moltissimi video su YouTube per capire non solo quali prodotti (vernici, colle, trasparenti, lime, pinze, aerografi, compressori ecc) utilizzare ma soprattutto per avere una mappa concettuale delle operazioni che avrei dovuto - con una determinata successione - eseguire. Torneremo nel dettaglio su questi argomenti.
- Dopo aver identificato e acquistato il kit di montaggio di complessità che definirei media (Tamiya) per andare sul sicuro ho utilizzato solo ed esclusivamente materiale della casa giapponese, ad eccezione della colla per plastica, dotata di ago dosatore, della Revell.
- Per quanto riguarda lime, carte abrasive, ecc ho acquistato un kit completo in vendita su Amazon: ritengo sia una buona base di partenza, da integrare successivamente con prodotti più specialistici man mano che aumenta la manualità e la richiesta di performance dagli strumenti che vengono utilizzati.
- Non essendo (per ora) interessato alla realizzazione di auto, camion ed aerei, ritengo che essere particolarmente appassionati dell'oggetto che si sta realizzando (nel mio caso moto) possa dare un tocco di realismo in più al risultato finale. Vedremo più avanti questi aspetti. Avere delle foto reali del modello (in gergo chiamate "references") che si vuole realizzare può essere di grande aiuto: per la Yamaha RZ 250 ho creato una gallery apposita sulla pagina Facebook del blog. Su Planet Japan Blog, trovate invece la brochure giapponese dell'epoca.
- Per chi inizia - e vuole farlo già con un livello medio alto - è obbligatorio l'acquisto dell'aerografo e del relativo compressore necessario al suo funzionamento. Aggiungendo anche le spese del kit, delle vernici e dei vari strumenti, posso dire - senza timore di essere smentito - che il modellismo statico è una passione che diventa poco conveniente a livello economico se ci si scopre poco pazienti e non caparbi.
- La Tamiya ogni anno ripropone dei kit storici. Il kit che ho acquistato 3 anni fa era molto probabilmente un "prima serie": dietro un prezzo apparentemente molto conveniente, si nascondono delle insidie come ad esempio le decals invecchiate e quindi inutilizzabili, ma soprattutto non replicate ufficialmente e di difficile reperibilità. Quello che a prima vista può sembrare un affare, può limitare successivamente il completamento finale del modellino.
Yamaha RZ 250 4L3 1980
Prima di entrare nel vivo, faccio un breve excursus sulla moto protagonista.
Presentata al salone di Tokyo del 1979 - e commercializzata nell'agosto dell'anno successivo la Yamaha RZ 250 LC 4L3 (che in Europa acquisirà la sigla RD) diventerà presto un autentico best-seller della casa dei tre diapason. Sulla stessa base tecnica e con qualche altro accorgimento, la moto verrà affiancata poco dopo da una versione più spinta con cilindrata di 350cc.
Caratterizzata da un bicilindrico parallelo raffreddato a liquido di 237cc - da ben 35 cv - e da una sospensione posteriore "Monocross" ereditata dalle sorelle monocilindriche YZ da cross, questa "piccola" stradale si caratterizzava da un rapporto peso-potenza veramente vantaggioso e da una notevole guidabilità e maneggevolezza.
Nelle pubblicità dell'epoca è chiaro il richiamo alle corse: protagonisti delle pubblicità sono due icone Yamaha: Kenny Roberts in Giappone e Barry Sheene in Europa.
Nel 1980 le colorazioni disponibili per la prima serie erano due: bianco e nero rispettivamente abbinate a filetti blu e oro. La Yamaha ha celebrato queste due colorazioni nel 2020, adattandole alla tricilindrica XSR 900: risultato incredibile anche dopo 40 anni!
Recentemente, inoltre, la casa di Iwata - cosi come ha fatto la Honda con la VFR 750 RC30 - ha iniziato un programma di sviluppo per creare nuovamente ricambi per la sua RZ 250: questa è un'ulteriore dimostrazione di come la casa giapponese ritenga questa piccola belva una pietra miliare della sua produzione motociclistica.
Francè
Foto: Racing Scale Models, Ride-HI, rd350lc.net e Yamaha
























