martedì 7 dicembre 2010

Honda NSR 500 L.Cadalora 1996 by KAZ Factory & The uesan's Page

Il 1996 si apre con grandi speranze per Luca Cadalora, pilota italiano della classe 500 da cui ci si aspetta un risultato di rilievo.
Dopo aver guidato la Yamaha YZR per tre stagioni, Luca è convinto che per battere Mick Doohan, nel 1996 già due volte iridato della categoria, sia necessario guidare una Honda NSR 500.
Nonostante due vittorie (avvenute sul circuito malese di Shah Alam e al Nürburgring in Germania) Luca e la sua favolosa NSR bianca, finiranno la stagione al terzo posto, dietro le "sorelle" ufficiali guidate da Doohan e Criville, entrambi piloti del team Honda HRC sponsorizzato Repsol.
Dopo aver avuto la certezza di non poter ricevere uno status di pilota ufficiale per l'anno seguente, la breve parentesi Honda del pilota italiano nella classe regina si chiude per sempre e Cadalora, successivamente, tornerà in casa Yamaha.

Le riproduzioni in scala che vi mostro oggi ritraggono proprio la Honda NSR 500 di Luca Cadalora e le ho scovate su due siti giapponesi differenti. A mio avviso, la seconda realizzazione è leggermente più curata della prima.

La grafica della NSR che Cadalora ha guidato nel 1996 è tra le mie preferite: la mancanza di sponsor infatti, permise al pilota italiano di correre con una livrea estremamente "pulita" che oltre ad essere molto "racing" metteva in risalto le splendide e ammalianti forme di una delle moto più belle e vincenti della storia.

Sulle due "piccole" NSR ci sono particolari che meritano di essere menzionati quali le gomme con l'effetto usura, il particolare colore dato alle espansioni di scarico e ai vari componenti della trasmissione finale e i differenti tipi di cablaggi che si intravedono nel cupolino.


Favolosa!

Francè

Honda NSR 500 Cadalora 1996 by KAZ Factory :





Honda NSR 500 Cadalora 1996 by tim.hi-ho.ne.jp :








Foto: KAZ Factory e The uesan's Page


Da Racing Cafè del 31/5/2010

lunedì 6 dicembre 2010

Honda V5 "OGM" by Luca Ruggeri

Luca Ruggeri lo conosciamo principalmente per le sue fantastiche vignette, ma oltre al disegno ha anche ottime doti di tuner...in scala!
La realizzazione che vi presento oggi non è una replica di qualche moto da corsa o stradale ma bensì una special fatta in casa, utilizzando tutti pezzi di origine Tamiya in scala 1:12.

Il fulcro di questa special "OGM" è il pazzesco propulsore Honda V5 990 che ha corso in Motogp dal 2002 al 2006, attorno al quale è stato costruito artigianalmente sia un telaio (realizzato in due pezzi) e sia il forcellone monobraccio in tubi con ancorato un cerchio a tre razze di origine Ducati 916.
Le sovrastrutture sono caratterizzate dal serbatoio e dal codino di una Honda Bol d'Or e dal cupolino di provenienza Bimota Mantra, mentre il doppio scarico Harley Davidson è stato modificato e adattato per il nuovo utilizzo.

La Honda RC211V è probabilmente una delle moto più incredibili create nello scorso decennio e il suo fantastico V5 è stato a lungo atteso dagli appassionati in una versione stradale, mai realizzata per problemi di costo e soprattutto di prestazioni sin troppo elevate.
L'amaro in bocca per questa decisione c'è ancora...ma per fortuna ci pensa la Passione e l'inventiva a sistemare le cose!

Complimenti a Luca!

Francè








Foto: Luca Ruggeri 

Da Racing Cafè del 11/2/2010

domenica 5 dicembre 2010

Yamaha YZF 750 N.Haga 1998 by Max Moto Modeling

Negli anni '90, il campionato del mondo delle Superbike è stato contraddistinto da racer meravigliose. L'impero giapponese ha schierato quadricilindriche di 750 cc davvero splendide quali Honda RC 30, Kawasaki ZXR, Suzuki GSX-R e Yamaha YZF che hanno avuto spesso vita davvero difficile contro la mitica bicilindrica Ducati, spesso guidata da immensi talenti.

Tra le quattro cilindri giapponesi, oggi voglio ricordare, con una magistrale riproduzione in scala, la creatura di Iwata che venne guidata dall'asso nipponico Noriyuki Haga alla sua prima stagione completa nel mondiale delle derivate di serie.
Caratterizzata da linee squadrate ed "abbondanti", da un codone voluminoso, dal telaio verniciato di nero (abbastanza inusuale all'epoca) e da un lunghissimo scarico Akrapovic, la YZF rispetto alle cugine nipponiche del periodo, sembra quella più cattiva soprattutto per la eccezionale livrea racing, secondo me tra le più belle mai realizzate per una moto da corsa.

Nel 1998, la "settemezzo" di Iwata pilotata da Haga, riuscì a conquistare ben 5 vittorie (di cui 3 nelle prime 4 manche disputate) e nello stesso anno permise a Scott Russell di vincere la 200 Miglia di Daytona. Nel 1998 si conclude l'era della YZF 750, sostituita l'anno seguente dalla mitica e superlativa YZF-R7.

La Yamaha in scala, raffigurata nelle immagini in basso presenta delle chicche quasi impensabili in una riproduzione in scala come il plexiglass del cupolino leggermente oscurato, il collettore con i particolari effetti cromatici con le molle e con le saldature in vista (!), la piastra in simil carbonio che regge il terminale ovale, la frizione a secco con relativa viteria, il particolare effetto "usura" dato ai freni a disco e alle gomme, il logo Nissin colorato sulle pinze freno, le valvole dei cerchi cromate, il giro dei tubi di sfiato all'interno del cupolino, la viteria a sgancio rapido del codone e della carena e anche il cavalletto centrale che regge la moto!

Per notare meglio il grado di perfezione e cura del modellino, quest'ultimo è stata fotografato nella stessa posizione della moto vera...
Indovinate qual'è la quattro cilindri reale nelle prime due immagini!!

Francè














Foto: Max Moto Modeling

Da Racing Cafè del 2/12/2009

sabato 4 dicembre 2010

Yamaha YZR-M1 M.Biaggi 2002 by Max Moto Modeling

Nel 2002 la nuova classe denominata "Motogp" sancì il ritorno dei motori a quattro tempi nella classe regina del motociclismo.
La Yamaha debuttò in questa categoria con la YZR-M1, quadricilindrica in linea che verrà ricordata sia per le prestazioni non all'altezza della rivale Honda RC 211V a cinque cilindri, e sia per la sua alimentazione inizialmente a carburatori abbinata ad una cilindrata del propulsore che, sui primi prototipi, non raggiungeva il limite regolamentare dei 990 cc!

I primi collaudi della moto vennero effettuati da Max Biaggi e i tempi record registrati sui circuiti di tutto il mondo, nei test del 2001, crearono una notevole aspettativa su questa moto disattesa per quasi tutto il campionato dell'anno seguente.
La quattro cilindri venne portata in gara sia dall'italiano, che nel 2002 riuscì a conquistare due gran premi (GP della Repubblica Ceca e della Malesia), e sia dallo spagnolo Carlos Checa, oggi pilota del team Honda Ten Kate in Superbike.

La rappresentazione in scala e il relativo diorama che potete osservare nelle immagini in basso, ritraggono la YZR-M1 di Max Biaggi del 2002.
La cura mostrata nella riproduzione del dettaglio è elevatissima come dimostrano alcuni particolari quali la carena strettamente derivata da quella della YZR 500 del 2001, l'enorme silenziatore in carbonio con il logo Termignoni, la piccola "finestra" nel cupolino per la telecamera on-board, la punzonatura sul telaio tipica delle moto da corsa, i registri della forcella Ohlins, la strumentazione con il logo Yamaha all'interno del contagiri e le gomme con l'effetto "usura".
Anche i dettagli del pilota sono estremamente curati: mi riferisco in particolare alla disposizione dei vari sponsor sulla tuta e alle grafiche del casco, perfettamente replicate.

Bravissimi!

Francè



















Max Biaggi 2002:






Foto: Max Moto Modeling, Mc News, Yamaha Racing e Motogp.com

Da Racing Cafè del 1/10/2009
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